Passeggiando al policlinico

La mente umana.
Mi verrebbe voglia di spaccarmi la testa su di un libro gridando “io ti controllerò, prima o poi”. Lo farei primo perchè sono alla costante ricerca di metodi per far entrare i libri in testa senza sforzo, secondo perchè avrei bisogno di controllare tutto il resto.

Passeggiavo diretto verso l’università. Al bivio pensai quale strada fosse più conveniente, in termini di tempo e di noia.
Le alternative erano due: Strada del Civico e strada del Policlinico.

Strada del Civico: Noiosa ma più breve. Bisogna attraversare meno strade. Picchia il sole più forte a causa dei pochi alberi dove ripararsi.

Strada del Policlinico: meno noiosa ma più lunga. Più strade e il resto ci arrivate da soli se ragionate per opposizione al primo percorso.

Vi dirò come mai scelsi la strada del policlinico.
In questi ultimi mesi girano notizie su aggressioni abituali nei viali dell’ospedale, da parte di due loschi figuri. Gli studenti erano e sono tuttora spaventati e la probabilità di essere fermato nella totale solitudine del luogo alle 3 di pomeriggio mi incuriosiva e mi intimoriva allo stesso tempo.

L’animo subiva quel giorno un pericoloso periodo di spossamento e frustrazione. Decisi dunque di voler rendere la mattinata più “interessante” sfidando la sorte.

Durante il tragitto mi feci forza della stazza e delle pochissime nozioni di autodifesa insegnatemi da alcuni amici. Mi feci carico del rischio che correvo con 30 euro nel portafoglio e un Iphone nelle tasche.

Mi guardavo intorno con cinematografica sicurezza. Ero cosi preso dai nervi che avrei sicuramente fatto la cazzata. Avrei, nella più negativa delle possibilità, risposto al fuoco nemico con una controffensiva esagerata. Avevo le mani che prudevano, terribilmente.

Avevo voglia di reagire e di darmi una scossa. Sentivo la necessità di sgranchire i muscoli ormai da troppo tempo inutilizzati. Avevo pronte in testa mia almeno 5 differenti situazioni in cui me la sarei potuta cavare.
Non saprei dirvi perchè questi sentimenti, perchè questo malessere.

Eppure ci sono delle giornate dove il bisogno di cambiare, stravolgere la noiosa routine, modificare i ritmi della mente, mi portano a considerare ipotesi che solo un soldato scelto dei marines sarebbe portato a fare.

Eppure ne ero convinto: Stamane darò una bella lezione a questi brutti ceffi.
Neanche ebbi il tempo di concludere la frase nella testa.

Anche se effettivamente trovo difficile si possa parlare di “tempo” mentre si pensa ad una frase. La frase è li nella tua testa, appare tutta assieme, non viene metabolizzata in un tempo espresso in secondi come siamo abituati ad immaginare. Magari perdi 0,5 secondi per esprimerla a parole, ma in testa essa è completa e si manifesta istantaneamente.

Ma vi dico e ripeto, neanche ebbi il tempo di concludere la frase nella testa che subito apparvero all’angolo tre brutti ceffi. Erano tre, cazzo.

Già il numero spiazzava le mie previsioni. Uno è fattibile, due sono rischiosi ma prevedibili. Tre sono oltre la mia portata.

Avevano le caratteristiche tipiche dei rissosi uomini pocodibuono e camminavano verso di me.
Subito avvertivo la sensazione di smarrimento.
Notavo il defluire della circolazione sanguigna verso la periferia del mio corpo. Il cosiddetto “fight or fly”. La natura reagisce al pericolo innescando meccanismi che ti portano a combattere o scappare, aumentando la portata sanguigna agli arti inferiori e superiori.

I tre personaggi mi passarono accanto senza neanche degnarmi di uno sguardo, impegnati nella loro conversazione.

Fanculo.
Mi sono dimostrato ancora una volta impreparato nonostante avessi preso tutte le precauzioni psicologiche. Avevo previsto tutti i diversi scenari possibili e avevo fallito miseramente.
Avevo esercitato il controllo emotivo e avevo cercato frasi ad effetto con cui stordire gli aggressori.
Frasi come “ehi voi due, non eravate in cella qualche giorno fa?”.
Oppure “Ah si, voi due. In realtà vi aspettavo.”
O ancora “Vi dico fin da ora che non intendo darvi un centesimo, non azzardatevi a toccarmi.”

Loro erano tre, tre fottute persone. Con tre è battaglia persa. Ero spiazzato anche verbalmente. Tutto era andato a puttane, almeno in testa mia.

Quando anche io girai l’angolo, mi sentii davvero patetico. Quante volte ho manifestato sicurezza e conoscenze di cui in realtà non disponevo affatto? Forse troppe.

Mi verrebbe voglia di spaccarmi la testa su di un libro, anzi su di un cornicione, gridando “io ti controllerò, prima o poi”.

Il prossimo vizio

Andiamo con ordine.

Una sera piuttosto noiosa decido di fare il grande passo. Lo step che mi separa da una illusoria finzione per condurmi alla ben più lampante realtà.
La voglia di fumare è tanta e parallelamente sento il bisogno di essere attratto da qualche vizio. Un piccolo letale vizio che potesse in qualche modo concedermi attimi di riflessione, spunti di personalità e sbalzi di carattere.
Decido dunque di comprare il mio pacchetto di drum, evitando accuratamente di considerarlo il primo ed ultimo, oppure il primo di tanti altri.

Mi reco da Ribaudo, tabaccheria famosa a Palermo poichè costituita da interessanti chioschetti in stile Liberty, disseminati in più punti del centro storico. Lì una ragazza appariscente mi pone la domanda fatidica:
“Scusa, posso chiederti se sei un fumatore?”

La frase sembra essere stata piazzata lì con diabolico tempismo quasi a volermi subito scoraggiare dall’acquisto.
Rispondo con un debole “si” giusto per evitare di fare malafiura e tagliare corto sulla mia posizione riguardo il fumo.

Superato il piccolo questionario a scopo puramente statistico mi dirigo verso casa con la coscienza gia zozza e non curante dell’orario apro subito il pacchetto di drum, sfilo una cartina, esco un filtrino e parto con la procedura di rolling.

Dopo aver ottenuto un risultato mediocre ma soddisfacente mi preparo ad accendere.

Due boccate. Ora tre, ora quattro.
“Cara nonna, sono in debito di 50 euro”.

Esistono quei momenti dove tu parli ad alta voce restando fermamente convinto di recitare una parte.
Non ho mai parlato al cielo rivolto verso un angelo custode, poichè sinceramente non ci ho creduto/voluto credere fino in fondo.
Eppure in quell’istante io mi rivolgo alla persona con cui anni addietro avevo siglato una scommessa, ancora riecheggiante nelle mie orecchie.
C’è da dire anche che la scommessa era di fatto persa da tempo. La prima sigaretta la fumai a scrocco un annetto prima. E se torniamo indietro ai tempi del liceo i sigari sono stati la prima amara tentazione.

Comprare drum fu per me il grande passo. La inesistente linea di confine che secondo me divide il fumatore occasionale da quello regolare.

Ma proseguiamo con ordine. Anzi no. Veniamo ad ora.

Quel pacchetto di drum è ora sepolto in un sacchetto dell’immondizia.
Ci sono voluti un paio di minuti per decidere, complice il gusto sempre più amaro in bocca dell’ultima.
Le prime impressioni, anche esse amare, sono state:
-Cazzo. E’ costato 7 euro quel pacchetto.
-Ora sono sicuro che lo riesumo dalla spazzatura.
-Da domani comincierò ad uscire pazzo.

Per questo scrivo. Ammazzo il tempo e mi concedo un attimo di sfogo, che altrimenti la mente non avrebbe durante il sonno.
Frutto della noia, quel pacchetto simboleggia la mia voglia di qualcosa di nuovo, di fresco, di pungente e perchè no anche malizioso.
Ora che si trova in pattumiera mi rendo conto di aver afferrato farfalle invisibili.
La notizia peggiore inoltre sarà la consapevolezza di poterci ricascare, annullando di fatto il gesto di stanotte, e facendo pesare ancora di più i 7 euro.

Eppure anche adesso sto recitando una parte. Me ne sto quasi convincendo. La presa di posizione in maniera istrionica potrà davvero servire a qualcosa? Chissà.

Ok… ora qual è il prossimo vizio?