Il Demone Razionale

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– Ehi? Sù! Sveglia! Parliamo un po’.

Argh! Chi sei??

[Nel tentativo di raffigurare il personaggio piombato dal nulla accanto al mio letto in un modo congeniale al lettore, sfrutterò le sembianze di Matthew Mcconaughey nei panni di “Rustin Chole” in True Detective]

– Ciao! Sono Rust. Piacere.
– Oddio. Ma io ti conosco?
– Si ma non ti preoccupare. Mi hai visto in un telefilm. Ho solo l’aspetto di un attore famoso. Mi intrigava e l’ho scelto.
– Sei la morte per caso?
– Ahahah. No! La morte, se non sbaglio, aveva scelto Brad Pitt per fare una cosa simile. Mi pare.
– Ah.
– Già. Comunque, Io sono un demone. O almeno credo. Ho pensato fosse opportuno utilizzare il termine Demone perché la sua definizione, in rapporto a ciò che rappresenta nella vostra tradizione culturale, è quella che più rispecchia la mia essenza.
In particolare, ho la funzione di rendere il mondo un posto estremamente opprimente solo ai tuoi occhi, soltanto in un momento specifico, soltanto in alcune giornate. 
– Immagino che oggi sia una giornata di quelle.
– Esatto.
– E come mai non ti ho mai visto prima?
– In realtà mi conosci da molto tempo. Hai presente quella sensazione di terribile nervosismo e disgusto che ti pervade quando ti svegli di pomeriggio o nel mezzo della notte e fuori fa buio?
– Si… penso di capire.
– Bene. Sono io! Puoi continuare a chiamarmi Rust.
– Fammi capire bene. Sei la rappresentazione fisica di una mia sensazione?
– Mi stai chiedendo se sono generato dalla tua mente? No. Io esisto a prescindere dalla tua esistenza e coscienza. E non sei neanche l’unico in grado di vedermi. Il genere umano è capace di osservarmi solo in particolari condizioni psico-fisiche. Nel tuo caso, sei in grado di avvertirmi soltanto quando ti svegli in una stanza buia ad un orario insolito.
– Non è per nulla un piacere conoscerti, sappilo.
– Mi nutro del tuo senso di smarrimento, non di certo della tua approvazione.
Cosa vuoi da me?
– Anche noi demoni ci annoiamo. Ho scelto quindi di parlarti.

– Sei venuto a tormentarmi durante la notte di Capodanno? Per quale motivo? Hai intenzione di tormentarmi per il resto della mia vita?
– Cosa sarebbe la “notte di Capodanno“?
– Oh. Beh sarebbe oggi! La notte in cui un anno finisce e ne comincia uno nuovo.
– Ah già. Quelle robe che usate voi umani per misurare il tempo. Gli anni! Sinceramente non ho idea di “quando” siamo e non credo che il “quando” sia così importante. Il tempo per me è un unicum. Scorre in modo continuo senza cicli, senza ricorrenze, senza attesa. E’ un rumore costante e immutato che non presenta singolarità.
– E allora perché sei qui?
– Perché tu ti sei addormentato nel bel mezzo del tuo pomeriggio. Ti sei risvegliato in modo disarmonico e mi hai incontrato.
Stessa storia di sempre. Ti senti smarrito, spaesato, confuso e piuttosto irritato. Non hai consapevolezza di che ora sia, di dove ti trovi e di cosa sia successo mentre dormivi profondamente. Non hai idea di che fine abbiano fatto i tuoi conoscenti. Non sai se qualcuno ti cerchi. Se qualcuno sia in pericolo. Se TU sia in pericolo. Non ricordi gli appuntamenti che hai fissato. Non ricordi se dovevi fare o meno qualcosa. Sei caduto temporaneamente in uno stallo temporale e spaziale dove non riconosci niente e nessuno. Sei scettico anche nei confronti della vita stessa. Dubiti di ciò che vedi e senti. Confondi il sogno e la realtà.
Di tutto questo io mi alimento. E ne traggo estremo godimento. Avverto la tua paura. La tua rabbia. La tua solitudine. Sento il tuo respiro affannoso e i tuoi occhi guizzanti.
Ingoio la tua tristezza.

– Capisco. Voglio che tu sparisca immediatamente. La tua presenza mi sconvolge. Io non ti desidero. Mi aggrapperò a qualsiasi scorcio di realtà e razionalità che trovo. Non potrai stare quì per sempre.
– E’ vero. Non starò quì per sempre. Io sono profondamente legato alla tua emotività. Se quest’ultima lascia il posto alla ragione, io smetterò di essere visibile ai tuoi occhi.
– E allora sparisci! Sono di nuovo razionale. So che ora è. So dove sono. So cosa ho fatto prima di addormentarmi e so cosa devo fare adesso che sono sveglio. Prenderò il cellulare e mi ricollegherò con la realtà. Mi alzerò e capirò dove sono tutti gli altri, cosa stanno facendo e realizzerò quanto tu sia inutile e meschino.
– Con calma! Friedrich! Non ti ubriacare di razionalità troppo presto e troppo a lungo.
– Chi sarebbe Friedrich?
– “Tutto ciò che è razionale è reale, tutto ciò che è reale è razionale“.
– Friedrich Hegel?
– Gran personaggio, lui.
– Preferisco Kant.
– Stolto! Te lo ripeto: Non ti ubriacare di razionalità! Non rimanere impantanato nel “fenomeno” in cui speri di trovare riparo. La ragione è una prigione. Con la ragione non puoi vedermi ma non significa che io scompaia.
Io ci sarò sempre, a testimoniare che il mondo non può essere governato dalle tue rigide leggi morali, razionali e scientifiche. Io sono la tua fuga dalla realtà. Tu hai bisogno di me tanto quanto Io ho bisogno di te.

– Sai… non mi stupisco che tu abbia scelto di reincarnarti in Rust Chole. Egli é un nichilista ossessionato dall’idea che nella vita nulla abbia senso. Per lui la vita è una illusione costante a cui tutti noi siamo incatenati.
– Hai afferrato il concetto.
– Questo, tuttavia, presuppone una capacità unica e esclusiva dell’uomo. La coscienza di sé. Rust pensa tutto questo perché è in grado di farlo. Egli si accetta nel ruolo di Uomo capace di comprendere tutto questo.
E siccome tu hai scelto di materializzarti in forma di Rust Chole, anche tu sei uomo.. Sei ora quì in forma fisica davanti a me.
Hai capacità di pensiero. Hai coscienza di te.
– E quindi?
– E quindi sei razionale. Obbedisci alle mie regole, adesso.
– Non credo che la cosa funzioni in questo modo. Ahah!
– Io credo di si… invece. Sai cosa sto facendo adesso?
– Non stai facendo niente. Stai solo parlando con me.
– Sbagliato. Io sto scrivendo.
Cosa? No! Io ti vedo. Sei qui. Disteso sul tuo letto!
– In questo momento sono davanti al PC e tutto quello che ci siamo detti è in forma scritta, davanti a me. Lettere nere digitali su sfondo bianco.

– Non può essere.
– Ti ho appena razionalizzato. Questa scena, tu e io, il letto e perfino il tuo volto da premio Oscar sono solo mie costruzioni mentali. Sei incastrato in queste pagine, adesso.
– Maledetto bastardo. Cancella tutto subito!
– Nah. Ora cliccherò su “publish”. Sarai il mio ultimo post del 2015. Prima di scrivere la conclusione che meriti, Salutami Carcosa.

Cosa provi nell’essere confezionato all’interno di una data ben precisa senza nessun apparente significato?

[Nota dell’autore: Ogni tanto il PC saltella cercando di cadere dalla scrivania. Non so se sia Rust che cerca di fuggire o un bug di Windows 10.]

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Jessica Jones è una bonazza

– Mi passi il telecomando?
– Ascolta… mi dici un po’ che hai?
– Niente…! Perché?
– Non ti ho mai visto così!

– Così come…?
– Sei vecchio!
– …
– Comunque è accanto a te.
– Ho 25 anni.
– Il telecomando, dico.
– Uh, ok.
– Non sei “vecchio”. Diciamo che ti senti vecchio.
– Non mi sento vecchio! Casomai mi danno del vecchio…
– E tu te lo fai dire?
– Non posso mica zittire qualcuno prima che lo dica! Capita ogni tanto che mi facciano la battuta e io rispondo…
– …Che hai 25 anni.
– Ecco.
– E scommetto che tutti ribattono dicendoti “diciamo che ti senti vecchio”.
– Non dicono tutti quello che dici tu!
– Ah no? E che dicono?
– Mi fai vedere Jessica Jones per favore?
– Rispondi!
– Dicono che sono vecchio perché faccio discorsi da vecchio.
– E’ vero.
– Ma io faccio gli stessi discorsi da sempre!
– No, ti sbagli. Non fai sempre gli stessi discorsi! Quello sarebbe da vecchi.
– Ok.
– Quello che fai è difenderti dal giudizio degli altri. Li allontani con la tua retorica. La tua pretesa di sapere qualcosa in più di loro.
– Non credo proprio di sapere di più rispetto agli altri! Anzi, ogni tanto mi sento piuttosto inadeguato! Come se fossi io quello che ne sa di meno.
– Capisco. Vuoi sapere come la penso io?
– Sentiamo.
-Tu ti senti vecchio perché hai dimenticato cosa gli altri provano nell’averti accanto.

– E questo che cazzo vuole significare?
– …Ma è quella bonazza che ha fatto Breaking Bad?
– Si.
– Alza un po’!

Dialoghi della notte e del tempo

1

– Mio amico Schlaf, Avvicinati…
Ricordi questo fiore? Ricordi il suono che faceva quando il vento lo sfiorava?
C’è una distesa infinita di questi nel campo appena dietro il grande edificio. E’ lo stesso campo su cui correvamo beati e spensierati al tempo delle LiebenMesse di Ottobre.
Non ti va?
Posso capire che non apprezzi il grigio gigantesco palazzo che siamo costretti a superare prima di poter scorgere il prato, ma ne vale davvero la pena!
Come dici?
Ci sei già stato? E questo cosa significa? Non puoi ritornarci? Con me?
Non ti rendi conto che il prato dove sei sdraiato adesso non ha niente di paragonabile al prato situato alle spalle del tetro edificio?
Dici che mi sbaglio? Dimostramelo.
Ti stai allontanando. E’ da tanto che lo fai! Sembra anzi che la tua non sia più una fuga quanto semmai un ricerca.
Ma dove puoi ritrovare quei magnifici fiori se non nel posto dove già li hai visti e vissuti?
Capisco… intendi “trovare” dei fiori, non “ritrovare quei fiori”.
Ma allora io ti chiedo, se ci fosse qualche fiore che ancora non hai apprezzato e conosciuto, situato nel magnifico campo dietro il mesto edificio, quanto grande sarebbe il rimpianto di non poterli vedere?

– E’ proprio ciò di cui sono alla ricerca. mio amico Echo.
Non faccio altro che pensare a quei fiori. Non quei fiori belli ed eterni che son riuscito a sfiorare, bensì quelli ancor più belli e di cui ho solamente il ricordo di un’idea.
Non li andrò a cercare nel vecchio prato antistante il maledetto edificio, bensì li troverò nella direzione del mio nuovo cammino.
Se son belli quanto quelli che son riuscito a sognare, saprò apprezzare ancor di più i vecchi fiori conosciuti dietro il tremendo palazzo.

– Come è possibile, caro il mio Schlaf, apprezzare più di prima qualcosa cosi lontana da te?

– Nulla di ciò che sta alle spalle del terrificante edificio è lontano. Essi sono splendidi e perfetti nella mia mente. L’edificio è crollato e io non guardo nella sua direzione.
Caro Echo, io coglierò quei fiori che non ho mai visto. Nel vecchio prato eran nascosti, ma so per certo che se sono i fiori giusti, io me li troverò davanti un’altra volta.
Il rimpianto sembra proprio un agghiacciante palazzo, non trovi?
Tuttavia Il rimpianto per me non esiste, perchè credo che la nostra Erd sia tonda.

Ciò che Echo e Schlaf ignoravano era il fatto che la loro Erd era sì tonda ma anche capace di ruotare in ogni direzione.

Schlaf potrebbe aver tenuto in mano gli stessi fiori di prima ed esser convinto che fossero nuovi e diversi.
Echo, tutto questo, lo sperava.

 

2

 

– Sai, Echo, penso che dalla tristezza non ne usciremo mai! Quando raggiungiamo la felicità essa non è mai definitiva. E’ tutto un costante dualismo tra giorni buoni e giorni cattivi.
– Schlaf, strano che tu non riesca a coglierlo: è proprio questo che ci permette di apprezzare quelli buoni e di rispettare quelli cattivi. I primi ci gratificano, i secondi ci fortificano.

– Echo, tu sei un’ottimista!
– Non c’entra nulla l’ottimismo… E’ statistica!

 

3

 

– Schlaf, ti sei mai chiesto come è possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l’infinità di stelle presenti nell’universo?
– Sì… E non avrei dovuto.