About me

Berlino, Novembre 1989.
Migliaia di persone stanno demolendo a colpi di piccone un muro di cemento simbolo di decenni grigi. Un grigiore colmo di iniquità, di possibilità negate e di modelli fallimentari.
Fallimento di una società che fin dalla conclusione della seconda guerra mondiale non era (e non è) ancora riuscita a comprendere come l’umanità, intesa come insieme di tutti gli uomini, sia un blocco granitico che non può essere diviso in più parti. Non era e non è ancora riuscita a immaginare un blocco di pietra come simbolo di unione anziché di divisione.
Umanità che in questo momento storico é densa di rabbia ma anche vera, cruda, viva. Il piccone non era tanto utile nel demolire il cemento quanto semmai perfetto per diventare simbolo di una libertà troppo a lungo rimandata.
Libertà che viene oggi troppo spesso scambiata per altro. Libertà di culto scambiata per imposizione del culto al di sopra della legge. Libertà di opinione convertita in pretesa di avere ragione.
Libertà di stampa difesa e esibita come vessillo da chi finanzia giornali faziosi e catastrofisti.

L’Internet di venti anni dopo sarebbe potuto essere un promettente non-luogo dove scambiarsi idee, pensieri ed emozioni.
Le stesse idee, pensieri ed emozioni che adesso, ventisette anni dopo, viaggiano tutte più veloci del messaggio che intendono trasportare. Esse si svuotano, stereotipizzandosi e appiattendosi, in quell’universo comunicativo composto dai Social Network, dalle Image Board e dai blog (e volendo, anche dai partiti politici).

E io?
Ah boh… niente. Io nasco circa tre mesi dopo da quei fatti di storia e certamente non a causa di essi.
La mia vita al momento è identica alla vostra: Insoddisfatta, carica di aspettative e critica su tutto. Soprattutto su sé stessa.
Io scrivo perché analizzo attraverso me stesso la società che cambia.
Poiché forse ancora incapace di analizzare la società stessa, utilizzo me come filtro per comprendere ciò che avviene all’esterno e utilizzo la società per comprendere ciò che avviene al mio interno.
“Ed è quì, a questo punto il bardo direbbe, che c’è l’intoppo”.

 

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